Musica per i vostri occhi: la sfida di Riccardo Bellini

riccardo bellini

di Red

Riccardo Bellini al pianoforte

Riccardo Bellini, sassolese, e il suo sogno di creare colonne sonore da Cinema. Studia al conservatorio “Venezze” di Rovigo. Classe 2003, ci ha raccontato la sua passione.

Riccardo, come nasce il tuo amore per le colonne sonore?

Diciamo che non non ho mai sviluppato una vera passione per le colonne sonore fino a quando non ho iniziato un percorso di studi. All’inizio ero in una band poi suonavo il piano, poi la chitarra, poi mi sono detto: “Vorrei di più”. Avrei voluto ampliare la visione che avevo della musica. E così sono finito in questo corso a Rovigo, che è composizione ma non intesa in modo classico, infatti c’è anche musica elettronica, che mi ha sempre attirato molto. Una volta entrato al corso ho iniziato a notare le colonne sonore come prima non facevo e a quel punto ho cominciato ad appassionarmi.

Quali sono le tue colonne sonore della tua vita?

Più di una anche se in realtà non ascolto solo quelle, ascolto anche molti brani hip hop e rap. Ma se devo menzionare una colonna sonora che ho ascoltato e riascoltato e che ancora adesso è per me incredibile, dico quella di “Spider-Man: Across the Spider-Verse”, film del 2023

Spiegaci meglio cosa studi al“Venezze”.

Un misto tra composizione ed elettronica applicate alle immagini, quindi per capirci “musica da film”. Studiamo autori e proviamo a ricrearli stilisticamente ma ci sono momenti in cui siamo più liberi e possiamo sviluppare un nostro gusto personale.
Abbiamo anche materie come Ear Training: l’allenamento dell’orecchio per riconoscere le note. Abbiamo Orchestrazione, dove impariamo a gestire tutti gli strumenti dell’orchestra, e poi abbiamo la parte di Sound Design Elettronica, durante la quale ci insegnano a creare i suoni da zero, come funzionano, come farli muovere nel tempo e così via.

Com’è il tuo processo creativo?

Difficile da individuare bene, se lo sapessi sfornerei un pezzo dopo l’altro. Spesso tutto nasce da un’emozione o un “mood” che sento il bisogno di tradurre in musica. Mi siedo al pianoforte e lascio che qualcosa emerga. Poi inizia la fase di sperimentazione: cambio, aggiungo, tolgo. A un certo punto la teoria sparisce e subentra l’istinto: smette di essere un concetto e diventa un “questo suona bene, questo no”.

Oggi si parla molto di Intelligenza Artificiale. Che rapporto hai con queste tecnologie?

In generale la uso, ma non per creare arte. Per il mio lavoro mi aiuta a risolvere problemi tecnici o legati ai software musicali. Il punto è che le AI sono addestrate su opere di autori reali che spesso non ricevono alcun riconoscimento economico per il loro lavoro. Penso a quello che è successo con lo stile dello Studio Ghibli: non è giusto sfruttare il catalogo di un artista senza diritti. Se ci fosse un sistema di tutela del copyright allora ci penserei, ma oggi è un terreno troppo ambiguo.

Oltre alla musica, cosa c’è nella vita di Riccardo?

Molti hobby: videogiochi, manga e fumetti. Cose semplici, anche se devo ammettere che la musica finisce per assorbire quasi tutto il mio tempo e le mie energie. È una passione bellissima.

Riccardo Bellini al pianoforte