di Red

Carta, inchiostro e una bella chiacchierata col grande Giovanni Muciaccia.
Giovanni, oggi la comunicazione politica si basa su chi urla più forte negli studi TV o sui social. Tu parli con calma, senza mai alzare la voce, e sei riuscito a tenere incollati allo schermo milioni di bambini. Abbiamo dimenticato un po’ il potere della calma nella comunicazione?
Sicuramente. Oggi ci sono sempre meno persone che parlano, anzi, negli studi televisivi ci si urla addosso, ci si accavalla. È sempre peggio. Io guardo pochissima TV: quella che seguo la riguardo attraverso i social network scegliendodegli estratti dove a volte c’è il contraddittorio, a volte non c’è, però lo trovo estremamente utile perché non mi devo sciroppare due ore e passa di trasmissione. In internet, per fortuna, trovo dei prodotti che non vengono fatti per la televisione, dove le persone si possono esprimere e non vengono interrotte. La comunicazione televisiva riflette le forme di violenza tipiche della nostra società, che vuol dire il traffico, la gente che non ti rispetta, l’arroganza della politica, l’arroganza delle guerre, di tutto quello che stiamo vivendo in questi anni dopo il Covid. Il mondo sembra impazzito e quindi quel modo di comunicare sicuramente è un riflesso delle nevrosi della nostra società contemporanea, che non è una società sana ed è profondamente malata perché affetta da una corruzione profonda dell’animo delle persone e anche del loro modus operandi, del loro pensiero. Questa corruzione, dilagante a qualsiasi livello, ci confonde e si riflette su questo tipo di comunicazione che chiaramente non può essere pacata, perché è basata sulla menzogna. Quindi deve essere frenetica, deve essere urlata, deve essere violenta, deve avere tutta una terminologia aggressiva che ha “le forbici appuntite e non arrotondate”.
Anticipo una domanda che avrei messo alla fine: sei ottimista verso il futuro?
“Ni”, perché la corruzione è veramente profondissima, è arrivata a dei livelli incredibili. Cioè, vediamo persone che vengono ammazzate quotidianamente in tutto il mondo come se non fossero esseri umani, come se fossero cose. Non ci sono ragioni per fare quello che sta avvenendo nel mondo, non c’è una spiegazione logica, è inutile che vogliano convincerci!Questo mondo a me fa molta paura. Spesso vedo sui social questi due, tre “pupazzi” americani che stanno di fianco a Trump, che lui si porta sempre dietro (praticamente parliamo dei massimi vertici americani), che dicono cose senza alcuna logica: è una società che si avvicina sempre di più al mondo di Orwell, dove veniamo castrati dalla tecnologia e siamo angosciati dal fatto che ci possano controllare. È un mondo che un po’ mi preoccupa: io sono ottimista di natura, però sai, io sono un ragazzino degli anni 80, arrivavano i primi cartoni in Italia, insomma, sono uno che ha giocato molto, ha sognato molto, ha vissuto in una società positiva, non credevo nella vita di vedere questo livello di degenerazione, di aberrazione dell’essere umano, e quindi un po’, sì, un po’ sono preoccupato.

Si può quindi dire che negli anni in cui Art Attack, in particolare, ha avuto il suo grande successo, tu riuscissi a trovare un pochino più di purezza in giro.
Ci sono sempre stati dei livelli di corruzione, però non erano così evidenti come oggi. Adesso è proprio sfacciatamente così, con chi cerca di crearsi forme di protezione che non gli consentano di essere intercettati o di essere indagati, di stare al di sopra della democrazia. Sicuramente prima il mondo era più pulito; si viveva meglio quantomeno dal punto di vista psicologico e non c’era questa pressione sociale così angosciante.
Quanto la creatività può aiutare una sana crescita personale?
Tanto, soprattutto se si esprime in una forma manuale, nel senso che se tu fai un disegno o dipingi un’opera o costruisci un oggetto, sei concentrato nel punto, cioè sei concentrato in quello che stai facendo in quel momento e quindi, in qualche modo, il mondo intorno a te si svuota, non pensi a nulla.
La creatività è terapeutica, fa bene, ma soprattutto la manualità è terapeutica e sana per l’essere umano. Purtroppo la stiamo perdendo sempre di più, perché i ragazzi la praticano fino alle scuole elementari, poi dalle medie abbandonano un po’ questo mondo, che diventa invece tutto un mondo teorico, fatto di libri, di studio, di apprendimento anche mnemonico, che è sterile, perché tanto poi alla fine dimentichi tutto. Invece non dimentichi le esperienze che tu fai, tendi comunque ad accumularle nella tua memoria perché generano delle emozioni e anche delle condivisioni, perché se tu fai qualcosa con qualcun altro all’interno di un laboratorio o di una scuola, in qualche modo ricordi quel momento.
La scuola, secondo me, ma anche le università dovrebbero essere piene di laboratori didattici dove si fanno cose con le mani. In questo senso la televisione contemporanea è una cattivissima maestra perché manda in onda dei contenuti che sono agghiaccianti, cioè mette in scena spesso conflitti tra esseri umani, tra persone che si devono dividere tra un partner e l’altro, quindi mette in scena il tradimento… c’è tutta una serie di contenuti che sono sicuramente lesivi proprio per la mente dell’uomo e soprattutto riguardano persone che magari, mediamente, sono al limite dell’alfabetismo. La televisione purtroppo rovina la mente delle persone perché ne rovina il gusto, ne altera l’estetica e tutto questo si riflette poi nella nostra società.
La televisione non è più in grado di generare dei modelli. Non c’è qualcosa per cui gli esseri umani possano dire “ah, caspita, questa persona è così speciale perché mi ha insegnato tutte queste cose e le sa fare”; al contrario, invece, la TV mette in scena delle persone che spesso sono sotto il livello medio degli spettatori, in modo tale che chi guarda si possa sentire superiore a chi si trova in video e possa giudicarlo come una specie di sottosviluppato rispetto a lui, però in qualche modo poi la imita anche, no? Perché pensa che quello sia il modello di riferimento, quindi tutto questo porta a una degenerazione della società.
Ci sono andato un po’ duro, ma non possiamo mettere la testa sotto la sabbia, la televisione è diventata questa cosa qua.
Ho paura di chiederti cosa pensi dell’AI...
(ride, ndr). Non penso male dell’intelligenza artificiale. Chiaro che se tu usi l’intelligenza artificiale per bombardare le persone, lanciare dei droni… Roba che, da appassionato di fantascienza, leggevo nei libri di Asimov, di Robert A. Heinlein, di Philip Dick quando avevo 14-15 anni e che mai avrei creduto di vedere nella realtà. Ecco. Ma se tu la utilizzi a scopo creativo perché vuoi implementare la tua creatività, ad esempio, può essere un grande aiuto per l’essere umano. Dipende sempre dallo scopo che tu hai, qual è il fine ultimo, qual è l’uomo dietro la macchina! Chi utilizza quella tecnologia? Il problema è quella scatola cranica, non l’intelligenza artificiale di per sé: l’AI per certi versi è una cosa molto figa, molto divertente, molto stimolante.


“Studio Muciaccia”: l’arte di connettere i mondi
Negli ultimi anni Giovanni Muciaccia non ha mai smesso di fare divulgazione d’autore. Tra i suoi progetti che più apprezziamo in redazione c’è Studio Muciaccia, il suo canale YouTube in cui l’arte intreccia filosofia, cinema, fumetto e videogiochi.
“Nel canale collego l’arte al mondo dei media contemporanei tramite analogie e parallelismi”, spiega Muciaccia. “Mi interessa mostrare come, ad esempio, un programmatore riprenda l’estetica o la poetica di un artista e la trasformi nell’ambiente di un videogame. È un lavoro sulle connessioni: parlo anche di filosofia antica e contemporanea per mostrare quanto sia universale e quanto possa aiutarci nella vita di tutti i giorni.
Proprio come Art Attack faceva bene quando si era bambini (un filo rosso che attraversa anche il suo libro Attacchi d’arte contemporanea, Rizzoli, 2021, ndr), credo che questo progetto faccia bene oggi alle persone: insegna a creare collegamenti, a capire come tutto sia legato e a stimolare la creatività. È un contenuto che fa bene al cervello e allo spirito.”
