Melita, diavolita gentile

di Red

Tre decenni di media sintetizzati in un’unica carriera. Dalle regole rigide della TV anni 2000 alla rivoluzione dei reality, fino all’indipendenza digitale della radio e dei social oggi regolamentati.

Melita Toniolo – Instagram: melitatoniolo

C’è stata una fase in cui Melita Toniolo era ovunque. Dalla TV filtrata degli inizi all’esposizione totale dei reality, fino alla libertà (?) dei social, il suo percorso è anche quello di un mestiere che nel frattempo è cambiato completamente.
Toniolo come testimone diretta di anni di mutamenti nel mondo della comunicazione.


Melita, hai iniziato in una TV fatta di palinsesti rigidi e “filtri” all’ingresso, per poi passare all’esplosione dei reality e infine all’autonomia totale dei social. In fondo è ancora lo “stesso” mestiere? Cosa ti sei portata dietro dalla “gavetta” analogica ad oggi?

Io credo che la base di questo lavoro sia fare quello che ti piace: se non ti piace più, vuol dire che non è la strada giusta. I tempi corrono, bisogna evolversi, altrimenti si resta perennemente indietro, ed è normale vedere un lavoro cambiare.
Ho fatto un grandissimo lavoro su me stessa anni fa, cambiando rotta, eliminando, restando in silenzio, ma continuando sempre a fare quello che amo (presentare eventi), senza spesso apparire… che credo sia l’unico vero problema di questo lavoro. Se non appari in TV, la gente ti crede praticamente nullafacente o “morta”.
Ho accettato anche questo con un percorso: non pensare al giudizio degli altri e andare dritta per la mia strada. Sono una donna che accetta davvero tutte le idee di questo mondo così vario, spesso anche emotivamente ignorante.
Dalla gavetta analogica mi sono portata dietro il contatto diretto con gli altri e la gentilezza da avere sempre.

Al Grande Fratello la tua narrazione era in mano anche ad altri (autori e montaggio). Ti infastidiva che nei montaggi uscissero certe cose e non altre, che magari pensavi ti rappresentassero di più?

Tantissimo, ma a 20 anni, catapultata da un paesino al GF, era troppo difficile da sopportare. Spesso crollavo (i pianti ve li ricordate?!), non ero in grado di gestire le emozioni… sono davvero così come mi vedete!
Tuttora è faticoso per me, ma sono così: reale. Non te le mando a dire e piango quando mi viene da piangere. Il montaggio faceva parte della trasmissione… ora lo capirei. È per questo che non lo rifarei mai.

Melita Toniolo – Instagram: melitatoniolo


Oggi sei tu l’editore di te stessa. Quanto è importante e difficile avere a che fare con “l’algoritmo”?

Molto… ma sono sincera: sono istintiva e odio programmare o studiare le situazioni, anche quelle analogiche! Quindi pubblico quando mi va di farlo: non voglio pressioni di nessun tipo.

Essere “influencer”: credi che si possa davvero influenzare qualcuno attraverso uno schermo, nel bene e nel male?

Più che influenzare, io credo che la gente si immedesimi. Succede anche a me: seguo una persona che mi piace perché voglio migliorare e cerco di avvicinarmi, magari nello stile di vita (e di fitness, nel mio caso).
Io non credo di influenzare molto nella vendita, ma più nello stile di vita di una mamma single: tante si riconoscono.

Un tempo lo showbiz era un club per pochi. Oggi chiunque con uno smartphone può diventare un media. Secondo te, questo ha democratizzato il talento o ha solo abbassato l’asticella della qualità comunicativa?

Un pochino si è abbassata, ma, come detto prima, io faccio fatica a giudicare: accetto i tempi che volano. Non mi dà fastidio, magari semplicemente non guardo se una cosa non mi interessa.

Le regole per chi comunica sui social stanno diventando più precise (trasparenza pubblicitaria, responsabilità sui contenuti). Tu che hai vissuto le regole ferree della TV, vedi questo “ritorno all’ordine” come una tutela necessaria o come un limite alla spontaneità del web?

Credo sia davvero un ritorno all’ordine… e non fa male, sono sincera. Senza regole non si va da nessuna parte.

Le normative stringono molto sulla tutela dei più giovani. Da professionista e da madre, ritieni che la legge sia sufficiente o serve un nuovo “patto di serietà” tra chi ha grandi community e il pubblico?

Non credo ci sia un modo per arginare il bullismo virtuale, gli atti di violenza ripresi con il telefonino e tantissime altre cose che non vorremmo mai vedere: credo sia, purtroppo, impossibile.
Come fanno a bloccare certe dirette Instagram o Facebook? Dovrebbero togliere il telefonino a queste persone e aiutarle con un percorso idoneo.