Vi leggo negli occhi

di Ylenia Medici

Ylenia nella foto di Enrico Capra

Quando mi siedo davanti a qualcuno, la mia prima reazione non è cercare le parole ma cercare gli occhi. Ho imparato a leggere gli sguardi perché la mia voce fa fatica, si blocca, a volte le parole arrivano tardi. Ma i miei occhi no: loro arrivano subito.

E in questo articolo approfondisco questa cosa come non ho mai fatto con nessuno.

Mi chiamo Ylenia, ho 45 anni, vivo a Casinalbo.

Una parte di me la potete trovare nelle lettere che scrivo con la mia mamma, dove lei che mi conosce bene mette tutto ordinato e in fila. Le frasi sono dritte, i pensieri sono legati.

Ma se volete conoscermi meglio dovete guardare i miei appunti “brutti”, come quelli che hanno preso i miei colleghi di redazione per questo articolo. Quegli appunti sono la mia vera voce. Veloci, scarabocchiati, poco eleganti. Lì dentro c’è la mia fatica, ma anche la mia forza.

Oltre a far fatica a parlare, mi muovo poco. Sono sulla sedia a rotelle. Ma è proprio per questo ho una capacità di leggere con gli occhi fuori dal comune: mentre voi cercate di capire cosa sto provando, io ho già capito chi siete o come state. Leggo la fretta di chi vorrebbe andare via, l’imbarazzo di chi non sa dove mettere le mani, capisco se siete tristi o felici.

Anche io, d’altronde, sono stata tutte queste cose. Se penso a quando ero bambina, ero sia triste che felice. Entrambe.

E ora sono buona? Sì. Arrabbiata? Sì. Gentile? Certo. Ma so anche essere cattiva.

I miei colleghi hanno anche pensato che fosse una buona idea che io portassi fotografie in redazione per raccontarmi a loro anche attraverso le immagini. Ottima idea.

Molte delle riflessioni che seguono sono partite da foto che ho scelto.

Ad esempio quella di Tommaso, il mio migliore amico, ovvero il primo che mi ha avvicinato quando ero a scuola dalle suore e il primo che mi ha capito. Mi ha visto in difficoltà e mi ha aiutato ad aprirmi. Il primo e più grande amico. E poi c’è Asia, mia nipote, figlia della mia amata sorella Sara. Asia è la mia boccata d’aria pura. I bambini non hanno filtri; nei suoi occhi io sono solo Ylenia, non “Ylenia in sedia a rotelle”. Lei guarda me, non la mia carrozzina.

Ylenia con Tommaso

La mia sedia fa parte di me, ma non mi definisce. Nella mia camera ci sono Barbie e Ken in carrozzina. Non sono un gioco da bambini, sono la mia realtà!

Tra le foto c’è senza dubbio anche la mia Bicicletta Grillo. Quando sono su quella bici sento che il mondo si muove con me. Le gambe pedalano, il cuore accelera e i pensieri volano via. E Asia mi spinge per aiutarmi. Che gioia!

Ho portato ai miei colleghi anche una canzone di Nek, il mio cantante preferito. La sua musica mi dà la carica, è come se le sue parole dessero voce a quello che tengo dentro. Mi fa sentire parte di qualcosa di grande proprio qui, nella mia terra. Il suo è il concerto più bello che io abbia mai visto: ero con Rita, la mia educatrice più cara che purtroppo non c’è più.

Rita non la dimentico, così come non dimentico Luisa, la mia insegnante di sostegno della scuola.

Oltre a Nek, ascolto volentieri anche Dimash Qudaibergen: i miei colleghi però lo hanno apprezzato poco… E io ho riso! Ahahah!

Mi sento utile e mi piace dare una mano coi bambini. Sia in piscina che in altri momenti del centro estivo, con pochi gesti riesco a interagire con loro e a dare una mano agli educatori. Anche con i più piccoli riesco a leggere bene la situazione con lo sguardo. Mi sono affezionati, alla fine dell’estate mi invitano sempre a cena.

La famiglia? Mi fa venire in mente la parola “insieme”. Famiglia è insieme. Ho già parlato di mia sorella, del suo bravo marito Andrea, di mia mamma. Poi c’è il mio papà: siamo entrambi del segno del Toro e ogni tanto ci scorniamo ma gli voglio un gran bene.

Anche con loro vale la mia solita abitudine: li guardo negli occhi per capire come va e se hanno bisogno io ci sono.

Ylenia immortalata da Carlo Vergani