Andrea porta Pazienza

Intervista ad Andrea Santonastaso alla vigilia dello spettacolo su Andrea Pazienza

di M.M.

Andrea Santonastaso sul palco con il suo monologo disegnato su Andrea Pazienza

Martedì 25 Agosto, Andrea Santonastaso arriva a Modena con il suo spettacolo su Andrea Pazienza. “Mi chiamo Andrea, faccio fumetti” è un monologo intimo e travolgente in cui la recitazione si fonde con la matita, dando vita sullo schermo al genio e alle sregolatezze di uno dei più grandi fumettisti italiani. Testi di Christian Poli, regia di Nicola Bonazzi.

Alla vigilia della tappa modenese che inaugura il Poesia Festival 2026, abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’attore per farci raccontare il suo rapporto con ‘Paz’, l’emozione del disegno dal vivo e la magia del teatro.

Andrea, parlando di Pazienza, si capì subito che si aveva a che fare con un genio? O, come capita con tanti artisti, passò del tempo?

Paz, come racconto nello spettacolo, ha 18 mesi e disegna un tavolo. 18 mesi, 547 giorni. Ora, dimmi tu: se uno che disegna un tavolo, un mese dopo fa un orso… se uno che disegna un orso a quell’età lì non è un genio? Si vide subito. Lo racconto nello spettacolo,
quindi non anticiperò troppo, però questo è quello che accadde, sì. Nessun caso.

Qual è la prima emozione che ti viene mentre lo leggi? A me la “sofferenza”, sai? Spesso in maniera catartica, però la “sofferenza”. A te?

Personalmente è gioia, perché provo gioia per l’arte a quel livello lì, mi riempio di quella gioia. Però immediatamente dopo la rabbia, perché penso quanta ce ne avrebbe potuta regalare in più se non se ne fosse andato prima del tempo, insomma. Quindi sono un misto di
gioia e rabbia, diciamo così. Sono le due emozioni che mi riempiono il cuore, l’anima. E poi l’invidia, perché avrei voluto essere bravo come lui. Ma anche questo è parte di quello che dico nello spettacolo.

Il grande Andrea Pazienza (1956-1988)


Luoghi comuni italiani e fumetto: Milano, laboriosa e frenetica, che fumetto ti fa venire in mente? E Roma? Napoli? Bologna?

Allora, Milano mi fa venire in mente un fumetto di Magnus. Per come è ordinata in realtà: più che laboriosa e frenetica, parlerai di una città adesso, in questo momento, parecchio ordinata; anche nei luoghi in cui è disordinata, è ordinata. Magnus era così: preciso,
geometrico, matematico. Milano mi fa venire in mente quello.
Roma mi fa venire in mente il caos, la confusione. Scegli tu quale fumetto: adesso sarebbe facile dire Zerocalcare, ma in realtà mi viene più in mente un fumetto schizzato, disegnato… un Lupo Alberto
“antico”, ecco, per dirne una, dove lo schizzo è il disegno, oppure un disegno di Altan, così sporco nella sua cattiveria e crudeltà. Roma la trovo così.
Napoli invece mi fa venire in mente un fumetto umoristico, scegli tu quale, perché è una città che ride di se stessa, piange e ride di se stessa. Quindi ti direi che mi viene in mente un fumetto divertente, comico, che fa ridere, ma anche drammatico, che piange in ogni riga, ogni virgola. Scegliete voi quale, ma sicuramente un fumetto divertente.

E Bologna?

Bologna la aggiungo per ultima perché è la mia città, e Bologna mi fa venire in mente un fumetto di Andrea Pazienza. Non c’è niente da fare, Paz era Bologna e Bologna era Paz, lo è stata, continua ad
esserlo, imperterrita. Per un po’ di giorni, per un po’ di mesi, per un po’ di anni magari non lo è stata, ma continua ad essere invece la città di Andrea Pazienza.

Il motivo principale per cui domani il pubblico dovrebbe venire a vederti a Modena?

“Mi chiamo Andrea, faccio fumetti” è uno spettacolo che le persone
dovrebbero vedere intanto perché è uno spettacolo unico, perché non credo che siano tanti gli attori che disegnano mentre raccontano, oppure i disegni che raccontano la vita di qualcuno su un palcoscenico di un teatro. Questo è il primo motivo per cui penso dovrebbero venire a vedere. Ma soprattutto il motivo perché la vita di Paz è una vita affascinante che si è interrotta troppo presto e
quindi, nel difetto di una perdita così precoce, hai il pregio di poter essere raccontata mille, mille volte, ammirata, sentita, per le lacrime che fa fare, credo, soprattutto perché ci si emoziona quando si sente raccontare questa storia e si piange… Si piange in tutti i modi: si piange di rabbia, di tristezza, si piange perché si ride ogni tanto.
Credo che sia un concentrato di quello che dovrebbe fare il teatro: emozionare, far crescere, chi lo vede lo assume… ecco, se ti piace usiamo questo: venite ad assumere un’ora e dieci di grandissima
storia del fumetto e di grandissime emozioni! E poi deve venire perché ci sono io… no scherzo, questa è l’unica cosa con la quale non credo dovrebbero venire: io ho solo la caratteristica di
chiamarmi Andrea come lui, lo racconto nello spettacolo, credo niente altro.

Andrea Santonastaso sul palco con il suo monologo disegnato su Andrea Pazienza