Taxi Fillo 3

I racconti notturni di Filippo Messori.

di Filippo Messori

I racconti notturni di Filippo Messori.

Le domeniche pomeriggio non hanno vie di mezzo: o giri come un pazzo, o stai piantato in qualche eremo a farti crescere i peli del culo, per poi divertirti a strapparteli, misurarli e confrontarli.
Ne stavo giusto valutando uno particolarmente lungo, quando finalmente arriva quella corsa che avevo preventivamente battezzato come “ultima”, per poter mettere fine al supplizio festivo.
Carico il cliente, un ragazzo sulla quarantina affetto da sindrome di down, molto più in gamba di uno stuolo di persone purtroppo per noi considerate normodotate dalla medicina ufficiale.
Vuole andare al multisala Victoria. Bene. Parto di slancio, ed incominciamo a chiacchierare di incidenti stradali e biciclette, quando ad un tratto mi chiede quanto possa venire una corsa per Cesenatico. “Attorno ai trecento” dico io, “ma ho il vademecum dietro, appena mi fermo guardo così siamo sicuri”. Arriviamo al cinema e scendiamo entrambi, per aprire mio il baule ed ammirarne le meraviglie.
Ero stato altino, ed infatti annuncio con gaudio che “ce ne vogliono 265”, e che nel caso decida si metta pure d’accordo con la centrale.
Finito il briefing, mi chiede se possa pagare con la carta; certo che sì, e mentre attende fuori, io rientro in macchina per fare tutto lo zibaldone. Sono lì che aspetto, seduto con il pos in mano, che finisca la sudata transazione, quando per poco non prendo un accidente. Al finestrino di destra, speculare al cliente, si affaccia un cinnazzo. biondo ciuffuto, look dark rapper oggi molto in voga, all black, efebico viso asciutto e liscio. L’espressione è un mix tra Charles Bronson e Johnny Dorelli. Parte in quarta, tono alto, sguardo torvo. “Dove hai caricato questo signore?”. La voce ferma, lo sguardo durissimo direttamene conficcato fra i miei coni e bastoncelli. Mi spiazza, penso a cosa dire, non afferro il punto. Magari lo conosce. “Aaaah… beh… insomma… in via Studebacker”. Non so perché sbrago e glielo dico, non dovrei, non sono fatti suoi.

Non so chi cazzo sia, cosa voglia, è un cinno di merda che mi sta toccando la macchina e basta, ma l’effetto imboscata è devastante.
“Via Studebacker, sì, ma a Modena?”
“…beh…”
“A Modena?!”
Inizia a spazientirsi ed io sono pentitissimo.
Credo anche di essermi reso complice di chissà che delitto.
“Beh, sì… a Modena… ma…”
Non faccio in tempo a chiedere spiegazioni di quella inquisizione spagnola, che assesta il colpo definitivo.
“E NON TI SEMBRA UN PO’ CARO 250 EURO PER UNA CORSA SU MODENA!??!!??!”
Lo guardo come si potrebbe guardare uno stipite di una porta.
Attimi che durano ere geologiche.
Giro la testa fino a guardare il parabrezza di fronte a me, rompo la quarta parete come Oliver Hardy.
Giro di nuovo la testa verso il cliente, attonito.
Torno sul cinnazzo.
Guardo la sua mascella squadrata e glabra, mi perdo nei suoi occhi castani. Capisco.

Esplodo in una risata maligna.
“ERA UN PREVENTIVO PER CESENATICO, ECTOPLASMA, LUI ADESSO PAGA OTTO E MEZZO. È SCRITTO QUI, MACACO.
CI SIAMO, O TE LO SPIEGO A GESTI?”
Osservo le sue labbra sottili piegarsi, per emettere una risposta che vale tre messe.
“…ah.”
Si gira e se ne va, così come è apparso.
In lontananza sento una risatina provenire dal gruppo di amici che attendeva l’azione eroica.
Se ne va anche il cliente, muto.
Credo si godrà il film.
Ma non credo che andrà a Cesenatico.

Sistemo la mia mercanzia in alcune decine di secondi, anche il tempo per fare ordine tra i pensieri vari.

Metto in drive, parto lento, mi accosto al gruppetto che ridacchia ancora, mi fermo, e dico ai compagni del discobolo che sì, ha fatto una figura di merda, ma se tutti ci comportassimo come lui, probabilmente vivremmo in un mondo migliore, uno in cui, al sospetto di un sopruso, non ci si fanno i cazzi propri.

Loro ridono di meno, lui saluta contento.

Me ne vado affanculo un filo più soddisfatto.